martedì 26 gennaio 2016

Non cantare il nulla... parlami di te!!!

Non cantare il nulla…. parlami di te!!!

Nella musica, la parola che stai cantando risulta vuota, spenta, arida, insignificante se dentro non ci metti la tua vita!!
Devi essere SEMPRE presente in ogni parola che pronunci;
lì,  dentro quel suono,  mettici il tuo universo interiore, la tua irrequietezza, i tuoi tormenti.
Nell’apparente banalità delle parole “sole, cuore , amore” si nasconde il pensiero dell’uomo che le ha scritte e le sue emozioni sono tutt’altro che superficiali e banali;
Ricorda: non c’e’ banalità nei sentimenti neppure in quelli espressi con parole abusate.
Sta a te rendere originale e introspettiva l’interpretazione di una canzone.
Fai in modo che quella canzone d’amore ti rappresenti!
Quando ti approcci ad interpretare un brano e’ il tuo mondo che deve emergere…
la spettacolarizazione e’ richiesta ai tuoi sentimenti,
porta in scena te stesso e non il mondo che l’autore ha voluto rappresentare!
Reinterpretra a modo tuo quella poesia e le conferirai un significato nuovo e nessuno oserà paragonarti a nessuno…
Arrivare al pubblico significa parlargli di te,  mettersi a nudo, rendersi vulnerabile.
Non e’ piu’ l’intonazione che conta!  e quando il pubblico scopre di ascoltare un’ anima,  ne rimane catturato!

Mi dispiace ma e’ vero anche il contrario… se non mostri la tua anima e ti nascondi dietro parole vuote… allora sì che dovrai dimostrare eccelse doti canore.        

La voce in maschera -

La voce in maschera

Il suono nel canto moderno e’ ottenuto con la “voce in maschera”!
Hanno un bel dire i docenti di canto moderno con impostazione classica….
E nella voce in maschera il suono va indirizzato in avanti, con una lingua alta, quasi fosse una rampa di lancio J, che proietta la voce verso i denti superiori, verso i molari superiori, verso il punto più alto del palato duro, verso l'alto, verso il ponte nasale, tra gli occhi, sopra gli incisivi, sulla cupola del cranio e persino oltre la bocca…
Questa e’ la tecnica della proiezione del suono in maschera, che permette una vocalità alta, leggera, brillante,  penetrante ed immediata, con una maggiore risonanza e rende la voce maggiormente udibile e flessibile.
Tale tecnica dà l’illusione che il suono sia prodotto distante dalla gola.
Cio’ che succede in realtà e’ che il suono viene proiettato avanti e in alto, sul palato duro, venendo dunque amplificato in una specifica zona del volto.

Se rifletti, il suono generato dalle corde vocali, non e’ nient’altro che una “pernacchietta”.
Poi iI vortice delle correnti d'aria prodotte si muove grazie alla legge fisica di propagazione sferica dell’onda e dunque del suono.
Sulla base della direzione che prende l’onda sonora in uscita,
e in relazione  alla caverna di risonanze che l’aria attraversa,
il risultato che si ha e’ il tuo particolare e unico TIMBRO VOCALE.
Il suono in maschera rende chiaro e brillante il tuo timbro vocale.

Mettendo la voce in maschera andiamo a dirigere l’onda sonora verso le ossa del cranio che diventano la nostra cassa armonica, l'unica che abbiamo, dato che nella gola non esiste.
Il tessuto di cui sono composte le corde vocali e la zona circostante ad esse non e’ di natura “risonanziale”.
Tocca a noi proiettare il suono nella cassa armonica piu’ interessante, con la corretta spinta e tenuta dei muscoli addominali, lombari e dorsali e con la corretta respirazione.
Dunque, non dimentichiamo che alla base di tutto sta il nostro corpo, la corretta tecnica respiratoria ed il corretto sostegno dei muscoli.


Nelle voci verticalizzate o classicheggianti o liricheggianti, il suono è arricchito dagli armonici gravi che colorano di scuro la voce, ma la “zavorrano” nelle note medio-alte rendendola pesante, scura, priva di brillantezza, di metallo, di squillo… tutti elementi fondamentali, questi ultimi, per costruire un suono moderno.

Di pari passo con la tecnica della voce in maschera, viaggia il concetto dello “squillo”, il quale rende la voce ancor più penetrante e metallica, soprattutto nelle note acute.
Se nel canto moderno il suono e’ in maschera…
Nel canto pop o rock il suono e’ in maschera con squillo!!!

I rischi che comporta l’utilizzo di una voce in maschera!
1) Dal momento che il suono in maschera risulta proiettato in avanti e in alto, puo’ capitare che la laringe si innalzi troppo e venga anch’essa rivolta verso l’alto, portandosi dietro i muscoli laringei che si contraggono anch’essi. 
Ciò comporta disagio e tensioni nell’emissione del suono!
Ed ecco che ci torna utile, qui sì, la vecchia impostazione verticalizzata del suono.
Prima di insegnare il suono in maschera (twang), un insegnante di canto deve insegnare a “far girare correttamente la voce”, a liberare il collo da tensioni aggiunte (risata laringea), e a pensare al suono che si crea “dietro”, sul palato molle che risulta rilassato.
Una volta acquisito perfettamente questo tipo di impostazione vocale (belcanto? ebbene sì), con laringe e mandibola slegate e rilassate,  solo allora si può cominciare a parlare di twang.
A questo punto e’ necessario vigilare sul corretto comportamento della zona laringea, mano a mano che tentiamo di far risalire il suono sul palato duro!
E’ come se il volto si dividesse in due zone, slegate tra loro.
La zona mandibolare e la zona mascellare, le quali non devono essere interdipendenti tra loro, ma libere di agire in antagonismo, una sorride e l’altra si rilassa e cade verso il basso.

2) Un altro rischio dell’utilizzo del suono in maschera può essere l’esasperazione del suono nasale, ovvero l’esagerata proiezione del suono in maschera, con lingua troppo elevata sul palato duro e suono troppo nasalizzato!
In questo caso e’ necessario ascoltarsi, esercitarsi alleggerendo la compressione dell’aria verso la zona nasale.

L’equilibrio perfetto del canto e’ l’integrazione tra la “punta” e la “maschera”, tra la “profondità” e la “flessibilità”, tra voce “chiara e brillante” e la “voce “scura”, tra il “suono orizzontale” e il “suono verticale”.
L’equilibrio,  l’integrazione tra le due tecniche e la scelta consapevole  risultano essere sempre la strada migliore da intraprendere.
Se si possiede una solida tecnica vocale, la scelta sarà secondaria alle caratteristiche del repertorio da cantare (neomelodico, pop, rap, classico, rock).

Occorre bilanciare la tecnica e attuare delle scelte intelligenti in modo da rendere al meglio il brano, senza ergere palizzate nei confronti di una o dell’altra tecnica.
Verticalizzeremo un pezzo neomelodico, metteremo in maschera un pezzo pop!

E’ necessario bilanciare, e’ indispensabile NON GRIDARE.
Io credo che rendere assoluta una posizione nel canto, creando antipatiche correnti di pensiero, significhi implicitamente commettere un errore.
Le diverse tecniche di canto vanno conosciute, misurate, alleggerite dalle estremizzazioni ed utilizzate nei principi corretti di cui sono sicuramente in parte portatrici.
La tecnica di proiezione in maschera del suono (suono orizzontale) può essere mal interpretata emettendo fastidiose nasalizzazioni o suoni troppo aperti e infantili.
La tecnica del belcanto (suono verticalizzato) può essere estremizzata con una eccessiva profondità vocale ed uno scurimento del suono, arrettramento del suono stesso sul palato molle ed eccessivo abbassamento laringeo.

In medio stat virtus!!!!

Alessandra ;-)



La voce in maschera

La voce in maschera

Il suono nel canto moderno e’ ottenuto con la “voce in maschera”!
Hanno un bel dire i docenti di canto moderno con impostazione classica….
E nella voce in maschera il suono va indirizzato in avanti, con una lingua alta, quasi fosse una rampa di lancio J, che proietta la voce verso i denti superiori, verso i molari superiori, verso il punto più alto del palato duro, verso l'alto, verso il ponte nasale, tra gli occhi, sopra gli incisivi, sulla cupola del cranio e persino oltre la bocca…
Questa e’ la tecnica della proiezione del suono in maschera, che permette una vocalità alta, leggera, brillante,  penetrante ed immediata, con una maggiore risonanza e rende la voce maggiormente udibile e flessibile.
Tale tecnica dà l’illusione che il suono sia prodotto distante dalla gola.
Cio’ che succede in realtà e’ che il suono viene proiettato avanti e in alto, sul palato duro, venendo dunque amplificato in una specifica zona del volto.

Se rifletti, il suono generato dalle corde vocali, non e’ nient’altro che una “pernacchietta”.
Poi iI vortice delle correnti d'aria prodotte si muove grazie alla legge fisica di propagazione sferica dell’onda e dunque del suono.
Sulla base della direzione che prende l’onda sonora in uscita,
e in relazione  alla caverna di risonanze che l’aria attraversa,
il risultato che si ha e’ il tuo particolare e unico TIMBRO VOCALE.
Il suono in maschera rende chiaro e brillante il tuo timbro vocale.

Mettendo la voce in maschera andiamo a dirigere l’onda sonora verso le ossa del cranio che diventano la nostra cassa armonica, l'unica che abbiamo, dato che nella gola non esiste.
Il tessuto di cui sono composte le corde vocali e la zona circostante ad esse non e’ di natura “risonanziale”.
Tocca a noi proiettare il suono nella cassa armonica piu’ interessante, con la corretta spinta e tenuta dei muscoli addominali, lombari e dorsali e con la corretta respirazione.
Dunque, non dimentichiamo che alla base di tutto sta il nostro corpo, la corretta tecnica respiratoria ed il corretto sostegno dei muscoli.

Hanno un bel contraddire gli insegnanti di canto moderno, con stampo lirico!

Nelle voci verticalizzate o classicheggianti o liricheggianti, il suono è arricchito dagli armonici gravi che colorano di scuro la voce, ma la “zavorrano” nelle note medio-alte rendendola pesante, lontana, classicheggiante, troppo spesso o troppo filiforme, priva di brillantezza, di metallo, di squillo… tutti elementi fondamentali, questi ultimi, per costruire un suono moderno.

Di pari passo con la tecnica della voce in maschera, viaggia il concetto dello “squillo”, il quale rende la voce ancor più penetrante e metallica, soprattutto nelle note acute.
Se nel canto moderno il suono e’ in maschera…
Nel canto pop o rock il suono e’ in maschera con squillo!!!

I rischi che comporta l’utilizzo di una voce in maschera!
1) Dal momento che il suono in maschera risulta proiettato in avanti e in alto, puo’ capitare che la laringe si innalzi troppo e venga anch’essa rivolta verso l’alto, portandosi dietro i muscoli laringei che si contraggono anch’essi. Ciò comporta disagio e tensioni nell’emissione del suono!
Ed ecco che ci torna utile, qui sì, la vecchia impostazione verticalizzata del suono.
Prima di insegnare il suono in maschera (twang), un insegnante di canto deve insegnare a “far girare correttamente la voce”, a liberare il collo da tensioni aggiunte (risata laringea), e a pensare al suono che si crea “dietro”, sul palato molle che risulta rilassato.
Una volta acquisito perfettamente questo tipo di impostazione vocale (belcanto? ebbene sì), con laringe e mandibola slegate e rilassate,  solo allora si può cominciare a parlare di twang.
A questo punto e’ necessario vigilare sul corretto comportamento della zona laringea, mano a mano che tentiamo di far risalire il suono sul palato duro!
E’ come se il volto si dividesse in due zone, slegate tra loro.
La zona mandibolare e la zona mascellare, le quali non devono essere interdipendenti tra loro, ma libere di agire in antagonismo, una sorride e l’altra si rilassa e cade verso il basso.

2) Un altro rischio dell’utilizzo del suono in maschera può essere l’esasperazione del suono nasale, ovvero l’esagerata proiezione del suono in maschera, con lingua troppo elevata sul palato duro e suono troppo nasalizzato!
In questo caso e’ necessario ascoltarsi, esercitarsi alleggerendo la compressione dell’aria verso la zona nasale.

L’equilibrio perfetto del canto e’ l’integrazione tra la “punta” e la “maschera”, tra la “profondità” e la “flessibilità”, tra voce “chiara e brillante” e la “voce “scura”, tra il “suono orizzontale” e il “suono verticale”.
L’equilibrio,  l’integrazione tra le due tecniche e la scelta consapevole  risultano essere sempre la strada migliore da intraprendere.
Se si possiede una solida tecnica vocale, la scelta sarà secondaria alle caratteristiche del repertorio da cantare (neomelodico, pop, rap, classico, rock).

Occorre bilanciare la tecnica e attuare delle scelte intelligenti in modo da rendere al meglio il brano, senza ergere palizzate nei confronti di una o dell’altra tecnica.
Verticalizzeremo un pezzo neomelodico, metteremo in maschera un pezzo pop!

E’ necessario bilanciare, e’ indispensabile NON GRIDARE.
Io credo che rendere assoluta una posizione nel canto, creando antipatiche correnti di pensiero, significhi implicitamente commettere un errore.
Le diverse tecniche di canto vanno conosciute, misurate, alleggerite dalle estremizzazioni ed utilizzate nei principi corretti di cui sono sicuramente in parte portatrici.
La tecnica di proiezione in maschera del suono (suono orizzontale) può essere mal interpretata emettendo fastidiose nasalizzazioni o suoni troppo aperti e infantili.
La tecnica del belcanto (suono verticalizzato) può essere estremizzate con una eccessiva profondità vocale ed uno scurimento del suono, arrettramento del suono stesso sul palato molle ed eccessivo abbassamento laringeo.

In medio stat virtus!!!!

Alessandra ;-)



mercoledì 16 settembre 2015

La gola aperta -


La sensazione di gola aperta… non è solo una sensazione!

Ecco una gola aperta



Quello che si vede in figura è il mio palato molle, al centro del palato molle si vede l’ugola che pende.
Ai lati dell’ugola si vede il muscolo palato-faringeo che si allarga a creare una sorta di “C” a sinistra (vista frontale) e di “C rovesciata” a destra.
Questa posizione  all’interno della bocca si assume quando si “fa spazio in gola”, “quando si apre la gola”.
Come si ottiene questa posizione?
Per esempio, pensando alla deglutizione. Nel momento in cui la lingua si solleva  per spingere indietro il bolo alimentare e va a premere contro il palato , la “gola” si apre. E per gola intendo proprio  il muscolo faringeo,  la zona circostante all’ugola.
Per esempio pensando alla sensazione di forte stupore o spavento….
Per esempio pensando di imitare il verso di un gabbiano.
A cosa serve ottenere questa posizione?
Serve per posizionare correttamente le note medio-alte del tuo registro vocale.
Serve per ottenere le note medio-alte del tuo registro e cantarle in modalità leggera/moderna.
La verticalizzazione  conferisce alla voce un suono più “classico”, di impostazione più simile alla impostazione lirica. 

L’apertura della gola in modalità orizzontale, come se il muscolo palato- faringeo fosse pizzicato e tirato lateralmente da due pinze ;-)


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Ecco una gola in posizione neutra





Quella che vedete sopra è la mia bocca con il palato molle  in situazione rilassata e morbida.
L’ugola è bassa, il palato molle anche, la lingua  è nel suo pavimento.  La chiamerei  posizione neutra.
Notate che la posizione del muscolo faringeo è pur comunque rilassata e aperta, come nell’”apertura della gola” durante il canto. …dunque naturalmente quella zona deve  rimanere rilassata e aperta!!!!




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                              Ecco una gola verticalizzata





Sopra trovate la foto dell’interno della mia bocca in posizione che definirei “verticalizzata”.
E’ la posizione  utile per affrontare le note più acute in modalità lirica, creando spazio in fondo alla bocca per consentire alle note acute di risuonare in posizione arretrata rispetto alle note di petto….
Come se le note stesse uscissero dal lato opposto rispetto alla bocca.
Tale posizione che io definisco “verticalizzata” si ottiene assumento la posizione “a  sbadiglio”, a patata in bocca”, con la mandibola abbassata verticalmente e lasciata libera e rilassata.
La voce  conquista le note più acute del tuo registro ma… si scurisce, diventa profonda, sembra che “arrivi da lontano” e assume una sonorità “classicheggiante”, “liricheggiante”.  E’ la modalità del canto lirico.
Non è la modalità del canto leggero, pop, moderno! 

Alessandra

lunedì 9 marzo 2015

I registri e le risonanze -


Ecco una splendida immagine presa dal trattato sul canto "How to sing" (1906) di Lilli Lehmann, che chiarisce perfettamente quali sono le cavità di risonanza prese in causa per ciascun tipo di registro..... date un po' un'occhiata!!!
Voce di petto: risonanza di bocca, palato molle alto, verticalizzazione del suono.
Voce mista: risonanza sul palato molle, palato molle  alto e velo pendulo sollevato, verticalizzazione del suono, sostegno del fiato.
Voce di testa: risonanza in faringe e nel naso, consonanza dei seni paranasali, palato molle abbassato, maschera del suono (per rendere sonorità simili alla voce di petto), lingua sollevata e non arretrata.












martedì 24 febbraio 2015

Pressione del fiato sul petto -

Cosa significa tenere la pressione del fiato sul petto e a cosa serve?
Nel momento dell'inspirazione il tuo respiro riempie i polmoni mentre le costole lateralmente e posteriormente si stanno espandendo.
Senza alzare il petto, prova a forzare il respiro lateralmente contro di esso e tenerlo lì, in apnea, senza serrare la gola e senza mai chiudere le corde vocali al fine di trattenerlo nei polmoni (come nell'atto di chi compie uno sforzo). 
Il diaframma reagirà, fisiologicamente, a questa pressione e fornirà, a sua volta, pressione sull'addome, rimanendo in posizione abbassata più a lungo (appoggio diaframmatico).
In questo modo il respiro è completamente sotto il tuo controllo, proprio attraverso la pressione che eserciti, o ancor meglio che l'aria esercita, contro i muscoli del petto e contro le costole.
Ora puoi iniziare ad emettere la tua espirazione, in maniera costante, uniforme e molto lenta. 
La pressione esercitata contro il petto dà la sensazione di cantare le note "contro il petto", che deve essere "tenuto premuto lateralmente verso l'esterno"....
A cosa serve?
In questo modo fluisce meno fiato attraverso le corde vocali, che non vengono percosse e fustigate dalle correnti d'aria, il respiro durerà molto più a lungo e non ci sarà bisogno di un sovraccarico di aria nelle inspirazioni....
L'apparato di controllo della tensione petto-muscolare allevierà dal superlavoro le vostre corde vocali!

Fonti:
How to sing - Lilli Lehmann - 1902
Sing - Elizabeth Howard -